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26 novembre 2018 Redazione Mondo, Politica 0

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Sono continuate anche la scorsa settimana con toni assai aspri le polemiche sul Patto ONU per le Migrazioni, che il ministro degli Esteri Miroslav Lajčák vorrebbe approvato dalla Slovacchia contro il parere di gran parte dei rappresentati politici. Il Partito nazionale slovacco (SNS) è stato il primo a fare sentire chiara la sua voce, contrario a qualunque limitazione della sovranità assoluta del paese nel decidere sulle tematiche della questione migratoria. Il partito considera inaccettabile il Global Compact delle Nazioni Unite, e ha chiesto che la Slovacchia si ritiri dai colloqui di Marrakech, dopo avere invitato il governo a rigettare il documento. Il leader del partito, Andrej Danko, ha chiesto che nessuno dalla Slovacchia si rechi a Marrakech il 10 e 11 dicembre prossimi, quando si discuterà della bozza di documento per regolare le migrazioni e tutelare i diritti dei migranti. Le 34 pagine del patto sono state adottate nel settembre 2016 da 193 Stati membri delle Nazioni Unite, che adesso sono chiamati a ratificare l’intesa a livello nazionale.

In ogni caso, Danko non vede la necessità per il suo partito di lasciare la coalizione di governo, e crede che i colloqui che ha avuto con il presidente di Smer-SD Robert Fico porteranno alla fine a una soluzione di compromesso. Secondo SNS, il documento è «controverso» e «non in linea con l’attuale politica di sicurezza e migrazione della Repubblica Slovacca». Sebbene si tratti di un documento giuridicamente non vincolante, SNS non desidera essere politicamente legarsi le mani. Danko ha detto di apprezzare il lavoro di Lajčák, ma il ministro è tenuto a «rispettare politicamente la decisione del suo presidente di partito Smer-SD», Robert Fico, che pure ha criticato il Global Compact dell’ONU.

Anche gran parte dell’opposizione ha criticato con toni aspri il Patto ONU e il ministro Lajčák.

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La terza gamba della maggioranza, il partito Most-Hid, che nel battibecco si era inizialmente astenuto dal fare affermazioni pesanti, pensa che la Slovacchia dovrebbe prendere parte ai colloqui a livello internazionale sul Global Compact delle Nazioni Unite e non lasciarsi andare a bisticci politici ad uso interno sulla questione migratoria. Il ministro dell’Ambiente e vicepresidente di Most-Hid László Sólymos ha detto che il paese dovrebbe partecipare al dibattito, perché «Nessun problema globale può essere risolto senza tenere un dibattito internazionale e senza cercare di raggiungere un consenso», eventualmente esprimendo delle riserve a livello ufficiale. Il ministro ha detto di averlo sperimentato al tempo dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, un «problema globale simile alle migrazioni».

Con questi chiari di luna, Miroslav Lajčák ha accennato, prendendo di sorpresa il suo stesso primo ministro, se il Parlamento slovacco decidesse di non ratificare il Global Compact. «Da quando sono ministro – ha detto – ho spinto per una visione democratica ed europeista della Slovacchia come parte delle soluzioni, ma se una schiacciante percentuale di parlamentari vuole che la Slovacchia sia isolata, e diventi parte dei problemi lasciando agli altri il compito di trovare soluzioni, in tal caso non posso perseguire una tale politica». Il ministro ha detto che la proposta di legge di semplificazione dell’assunzione di persone da paesi terzi (non UE) approvata dal consiglio dei ministri la scorsa settimana «si chiama “migrazione legale e regolamentata”, ed è esattamente quello che dice il patto» dell’ONU, ha affermato.

Lajčák ha detto di avere parlato con il presidente Smer Robert Fico prima che criticasse il patto in un video, e ha spiegato di avere interpretato la loro conversazione in modo totalmente diverso da Fico. Il ministro ha detto che non possiamo mettere la testa sotto la sabbia, e tutti coloro che criticano il Global Compact hanno in realtà altri obiettivi. Il problema non è questo documento, ha sottolineato, ma «ottenere il sostegno degli elettori», per cui tutti si abbassano a «una politica meschina».

Il capo della diplomazia slovacca non si spiega le ragioni per cui i colleghi socialdemocratici lo vogliano candidare alle elezioni presidenziali, ma poi non lo sostengono nell’appoggiare il Global Migration Compact, sul quale Lajčák ha puntato molto quanto, a fine 2017, era diventato presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ha cercato di smorzare i toni, e la sua personale sorpresa, dicendo che le dimissioni del ministro Lajčák sono una situazione del tutto ipotetica. Non c’è accordo sul testo del patto così com’è, ha detto, e «ci sono delle ‘linee rosse’ che non intendiamo attraversare». Il ministro sa di queste linee, «diamogli il tempo di provare a negoziare come la Slovacchia può salvare la faccia e, allo stesso tempo, rifiutare chiaramente alcuni passaggi di questo testo», ha detto il premier.

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Il presidente Andrej Kiska è preoccupato per il conflitto in atto nel governo e per il potenziale addio del ministro degli Esteri, e ritiene che il patto ONU sulla migrazione sia un documento legalmente non vincolante che non impone alcun impegno alla Slovacchia nella protezione dei migranti. Il patto, al contrario, sottolinea che spetta a ogni Stato decidere chi può o non può entrare nel suo territorio, rimanervi e a quali condizioni. Si occupa inoltre di come creare le condizioni per trattenere le persone nelle loro terre e vivere là una vita dignitosa.

In un programma radiofonico, il ministro Lajčák sabato si è detto convinto che la Slovacchia dovrebbe partecipare alla conferenza sulla migrazione di Marrakech a dicembre. Nella proposta di risoluzione che abbiamo preparato, ha spiegato, «ci sono anche le preoccupazioni degli slovacchi in materia di migrazioni e il dibattito in seno alla commissione parlamentare Affari esteri (che ha rigettato la firma del patto), garantendo al contempo che la Slovacchia abbia voce in capitolo». Criticando SNS per la sua proposta di risoluzione, in cui si domanda al governo di rifiutare il patto, Miroslav Lajčák ha detto che non si tratta di lui o della migrazione, «ma si sta creando un precedente con il quale il Parlamento vieterà alla diplomazia slovacca di fare il proprio lavoro».

Il giorno dopo, domenica, parlando in televisione il presidente di SNS Andrej Danko ha risposto indirettamente al ministro chiedendogli di trovare un compromesso politico. Se invece il governo, sotto la propria responsabilità, invierà ai colloqui a Marrakech il ministro, ne sarà responsabile anche il primo ministro. Danko non ha minacciato di togliere il sostegno al governo, ma ha detto che presto ci saranno elezioni [nel 2020] e deciderà la gente.

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Sempre ieri, il primo ministro Pellegrini ha scritto sulla sua pagina Facebook: «La Slovacchia non appoggia il Global Compact on Migration delle Nazioni Unite. Domani, tuttavia, chiederò ai colleghi del ministero degli Affari esteri di preparare un’analisi sulla nostra partecipazione, o non partecipazione, al vertice di Marrakech. Se la partecipazione della Slovacchia alla conferenza significa che appoggiamo il documento, non manderemo nessun nostro rappresentante. Ma se l’analisi mostra che qualcuno potrebbe andare a Marakees per spiegare perché non siamo d’accordo e non ci impegna a fare nulla, non vedo perché l’Ambasciatore non potrebbe andarci. Vi informerò sui risultati [dell’analisi]».

Alcuni paesi, tra cui Australia, Austria, Ungheria e Stati Uniti, hanno già annunciato il loro ritiro dal patto. Altri paesi intendono seguirne l’esempio.

(Red)

Foto un.org cc-by-nc

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